Thursday, February 17, 2011

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from ear to Mike "parcels" newspapers, even the quiz is decadence ...

Si dice che i costumi siano lo specchio dei tempi. E nell'era della comunicazione - dove la tv la fa da padrone ormai dagli anni '60, senza temere per ora grossa concorrenza dalla rete - anche i quiz tv segnalano l'evolversi della cultura e, perché no, anche della civiltà moderna.

Un esempio? Il famigerato "gioco dei pacchi", al secolo " Affari tuoi ", popolarissima trasmissione a premi (chiamarlo quiz è fuori luogo) tornata aired in "prime time" Raiuno immediately after the news. In
TV listings now the quiz (or lottery) has replaced the old beloved Carousel of amble, so everything is covered in "fashions."
course, not too many years ago after the news had "the fact" by Enzo Biagi ... Today we expect Max Giusti, Enrico Papi , the unfading " Strip" for Channel 5 (in its own way, a window of information) and at best we end up with the La7 Gruber ("Eight and a half") for a mini-talk show pocket, sometimes even "listenable" (made salvi i dovuti distinguo in merito alla discutibile equidistanza che la conduttrice mette in campo, rispetto a fatti, protagonisti e soprattutto parti politiche).
Lasciamo stare: in altri post dirò la mia ANCHE sui colleghi giornalisti che si buttano in politica - capitalizzando la propria popolarità guadagnata sul piccolo schermo - salvo poi rientrare nei ranghi dopo l'esperienza parlamentare (o nel caso della Gruber, Europea), con annesso probabile vitalizio pensionistico. In Umbria abbiamo perfino un ex Sindaco di Terni che è tornato a fare il giornalista (anche politico e istituzionale) sul Tg3 Regione: non perdete tempo a chiedervi dove sia finita la deontologia, non è neppure sotto il tappeto dove di solito si spazza al volo la polvere quando arriva un ospite inatteso.

La riflessione di oggi però si incentra su qualcosa di molto più semplice e banale. Appunto, i pacchi. E l'aggettivo (semplice e banale) non è usato a caso. La "banalità"-assurdità del gioco - indovinare il contenuto di un pacco, corrispondente ad un premio in denaro - è assoluta se non fosse che in ballo si arriva a mettere una cifra pari ad 1 milione di euro. Praticamente, come lasciare una bacchetta magica in mano ad un bambino: bene che va, finirà per scambiarla per un lecca lecca.
"Affari tuoi" premia non la conoscenza, la cultura, la preparazione; non l'intuizione, la memoria, la logica. E neppure un percorso intuitivo - come ad esempio già "I soliti ignoti" di Frizzi costringe a seguire.
Ma solo ed esclusivamente la fortuna. O buona sorte, o chiamatela con il più comune sinonimo riferito ad una ben nota parte del corpo (fattore C).
Che gusto c'è? A vincere, direte voi. E fin qui sono d'accordo. Ma vedere vincere un fesso solo perché ha azzeccato la scatola giusta, mi sembra un'operazione sadico-masochistica finalizzata esclusivamente ad una conclusione del tipo: "Ma guarda che c...o quello lì...".

L'aspetto più deprimente dell'intera faccenda, è che "Affari tuoi" sia diventato un cult negli ultimi anni, facendo non solo ascolti a 7 zeri, ma perfino la fortuna dei suoi conduttori: da Bonolis , a Insinna fino a Giusti (con la parentesi non proprio esaltante dell'immancabile Clerici), fior di artisti si sono cimentati nel condurre quello che può essere considerato una "specie di format" che probabilmente nemmeno nei palinsesti primi anni Ottanta, un'improbabile (e inguardabile) tv locale avrebbe azzardato a mettere in onda.
Eppure, il gioco più stupido dell'emisfero catodico, tiene incollati alla tv milioni di italiani. Attratti, non si capisce bene, se dall'enormità della vincita, piuttosto che dalla sostanziale facilità con cui può essere centrata, piuttosto che dal rischio con cui spesso il concorrente si trova a dover scegliere, in una sorta di passeggiata sul cornicione della fortuna, tra 1 milione di euro e 1 centesimo.
Tra qualche anno arriveremo alla roulette russa... In fondo basterà cambiare canale quando si sentirà lo sparo...

Non penso che questi programmi debbano contenere un messaggio positivo, men che meno educativo. Ma credo che la sostanziale demenzialità della loro dinamica (paragonabile al gioco delle tre carte, che puoi trovarti a fare in un angolo di corso Umberto a Napoli) sia tutto sommato lo specchio della pochezza dei nostri tempi. Che evidentemente non risparmia gli autori tv, così come il vasto pubblico che ci si siede front. Where
culture (as knowledge of something, cognition, concept, broadly preparation) is to blows with the audience. Even when it comes to putting big bucks at stake.
So you think you "turn", to give a jibe at his own existence, rather than writing to Giusti Carlo Conti or Jerry Scott (of the above is really nice at least) and sit down on a stool waiting for the luck We winked. Basically, you just hit a box. As in tobacco
good old pool - that a minimum knowledge of the claimed - was finally evicted from elementary and tasteless Superenalotto.

In the end, thinking the king of the quiz, the legendary Mike - the sadness of knowing that even his grave was desecrated ... - Reminded of the historical payout of competitors, cap in hand, a few decades ago, they knew everything, absolutely everything, Alexander the Great, the national football team, of the First World War, rather than the astronomical discoveries of the twentieth century . Little geniuses who, in their way, they could appear even "misfits" but in comparison to the current nulladecenza become unreachable giants. And some figures that ended up winning, but above all deserve, because no one, perhaps, in Italy, on that subject, I knew as they were.



quiz Tell me that you do, and I'll tell you who you are. Maybe one day our children will return to school with the report card and tell us that he guessed the right box: the inside with Bismarck. Without the risk of confusing it with a brand of hot dogs ...

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